L’ASSESSORE QUARESIMALE

Il Diritto Ambientale (o Diritto dell’Ambiente) è una branca del Diritto che si occupa della tutela e salvaguardia dell’ambiente. Si manifesta su tre livelli: a livello sovranazionale, a livello nazionale e a livello regionale. Un protocollo d’intesa tra Regione, Università degli Studi di Teramo e Comune di Lanciano per l’attivazione del corso di laurea in Diritto dell’Ambiente ed Energia è stato siglato, questa mattina, a Pescara, nella sede della Regione, al termine della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i contenuti del nuovo corso di studi. A sottoscrivere l’accordo sono stati l’assessore all’Energia, Nicola Campitelli, l’assessore alla Formazione ed all’Istruzione, Pietro Quaresimale, il Rettore dell’Università di Teramo, Dino Mastrocola, ed il sindaco di Lanciano, Filippo Paolini. Il corso di laurea, di durata triennale in diritto dell’ambiente ed energia verrà istituito a partire dall’anno accademico 2023-2024 e si terrà nel polo universitario frentano. A tal proposito, la Regione Abruzzo sostiene l’attivazione del corso per due cicli di tre anni ciascuno, con un contributo economico complessivo di 1,5 mln di euro che per il primo ciclo di studi è pari a 900mila euro. Tali risorse finanziarie sono state determinate e assicurate a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio regionale del Bilancio di previsione 2023-2025 e Legge di Stabilità regionale, e saranno trasferite all’Università degli studi di Teramo sotto forma di contributo annuo.

Secondo l’assessore alla Formazione ed all’Istruzione, Pietro Quaresimale il diritto ambientale italiano nella sua forma attuale si può ritenere abbia sostanzialmente origine negli anni ’80 e, pertanto, è da ritenersi una branca del diritto piuttosto recente. Infatti, nonostante dal punto di vista esegetico si possano già considerare quali archetipi del diritto internazionale e nazionale normative singole che già da parecchio tempo hanno in qualche modo interessato il tema della protezione delle risorse naturali e della salute, ma in modo assolutamente estemporaneo (basti pensare persino ad alcuni editti medievali relativi all’inquinamento atmosferico oppure alle normative italiane degli anni 30 sui parchi e sui vincoli e persino al Testo Unico Leggi Sanitarie), solo dopo la metà degli anni ’80 è iniziata una operazione più organica di disciplina per l’intera materia sulla spinta di un’esigenza collettiva tesa a migliorare la qualità della vita dopo la deregulation post bellica (boom economico) anche sulla spinta di alcune emergenze ambientali. Del resto, è assai sintomatico rilevare che solo in quegli anni vi sia stato il riconoscimento dello stesso concetto di ambiente, a tal punto che solo alla fine degli anni ’80 viene persino concepita la prima opera di codificazione nazionale dell’intera materia attraverso il Codice dell’Ambiente, che ebbi, ed ho, il compito e l’onere di curare sin dal 1988.

Ma è meglio parlare di diritto dell’ambiente o diritto all’ambiente? "Ritengo senz’altro preferibile parlare asetticamente di diritto ambientale, disancorato da un lato da anomale soggettivazioni del concetto fisico-naturale di ambiente e, dall’altro, da un antropocentrico tentativo di assumerne in qualche modo la “proprietà” che, come vedremo, ha da sempre prodotto un assoggettamento brutale dell’ambiente ai desideri e capricci del vero padrone del mondo: l’uomo". A distanza di trent’anni anche il diritto ambientale è cresciuto e si è fatto grande, ma è diventato anche finalmente maturo?

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